Palermo, medico muore per troppo lavoro: “Turni massacranti”

Sarebbe morto per i turni massacranti a cui era sottoposto: ora i familiari chiedono un risarcimento del danno di 2 milioni e mezzo.

Il protagonista della vicenda è un medico anestesista, Eugenio Rappa, deceduto, sostengono i parenti, per l’abnorme carico di lavoro che svolgeva nel reparto di Rianimazione dell’ospedale dei Bambini di Palermo.

Il risarcimento milionario è stato chiesto dai congiunti, costituiti in giudizio davanti al giudice del lavoro, all’azienda ospedaliera Civico di Palermo.

Il medico è morto cinque anni fa e, come scrive l’edizione locale del quotidiano la Repubblica, ora sono stati citati a testimoniare alcuni colleghi della vittima.

Ad assistere nella causa l’Azienda sanitaria, diretta da Giovanni Migliore, sarà l’avvocato Enrico Cadelo. Ecco come racconta la vicenda Felice Cavallaro sul Corriere:

Costretto a lavorare per due giorni di fila in ospedale e per una notte in sala operatoria, un medico rianimatore morì d’infarto la notte di Ferragosto del 2007 senza che nessuno se ne accorgesse, il corpo scoperto dal collega che doveva subentrare al mattino nella stanzetta dei medici. Ma la tesi che la fine di Eugenio Rappa, 53 anni appena, fosse stata segnata dal destino non ha mai convinto la moglie, Maria Accardo, medico e collega del marito nell’Ospedale dei Bambini ora chiamato, con l’Azienda del Civico da cui la struttura dipende, a sganciare un maxi risarcimento da 2 milioni 568 mila euro. Almeno questa è la richiesta avanzata ai giudici del Tribunale del lavoro dall’avvocato che assiste la vedova, Giuseppe Di Cesare. Con immediate contestazioni avanzate dal suo collega Enrico Cadelo, chiamato a negare ogni responsabilità dal commissario del Civico Giovanni Migliore, in contatto con Giorgio Trizzino, direttore sanitario, all’epoca dei fatti non ancora subentrato a tanti dirigenti e medici ormai in pensione o deceduti.
La dottoressa Accardo che s’è vista prescrivere un processo penale anche per le difficoltà di acquisire una serie di documenti interni spera di farcela sul versante civile, anche a sostegno dei suoi due ragazzi, uno universitario, l’altro rimasto segnato dalla scomparsa del padre. Una vicenda umana che commuove i colleghi del medico, adesso chiamati a testimoniare dall’avvocato Di Cesare che ha ottenuto vari documenti e i tabulati degli orari di ingresso e uscita di quei giorni. S’è scoperto così che il badge del dottor Rappa sarebbe stato timbrato la mattina del 12 agosto e mai più passato dalla macchina segnatempo. C’è chi ricorda un delicato intervento alla vigilia di quel Ferragosto a una bimba di 16 mesi protrattosi dal pomeriggio del 13 alla notte del 14, quando lo stesso Rappa si sarebbe offerto di non mollare la piccola paziente. Ma senza trovare nemmeno il medico di guardia a fine operazione, quando rimasto solo si sarebbe accasciato senza che nessuno se ne accorgesse.

Questa la tesi dell’avvocato Di Cesare che ha quasi dovuto vestire i panni dell’investigatore: «Abbiamo incontrato resistenze mostruose. Difficoltoso ottenere sia i tabulati sia i turni dei medici. Il primario del reparto era morto un mese prima di quel Ferragosto e non si riusciva più a individuare il facente funzioni… Che ci siano responsabilità diffuse è certo. E forse tanti approfittarono della festività per rovesciare tanto lavoro sul dottor Rappa». La richiesta del maxi risarcimento viene considerata pretestuosa dai vertici dell’azienda, come sottolinea l’avvocato Cadelo, ma tutto si giocherà davanti al giudice quando alcuni colleghi potranno confermare o smentire la tesi della famiglia. A suo favore l’assenza fra i documenti richiesti di una cartella clinica. Il fatto che il medico non sia stato soccorso sarà la leva su cui giocare un inedito match giudiziario.

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