Salvatore Giuliano il Robin Hood siciliano la storia

” L’UOMO CHE TOGLIEVA AI RICCHI PER DARE AI POVERI……..SALVATORE GIULIANO…Salvatore Giuliano nacque a Montelepre il 16/11/1922. Il padre, suo omonimo, costretto ad emigrare negli stati uniti, a più riprese riuscì a comprare diversi pezzi di terra nei dintorni del paese. Infine rimpatriò per occuparsi della loro coltivazione.

Il giovane Salvatore, finite le elementari, andò ad aiutare il padre.

In vertà avrebbe preferito il commercio, ma nn si sottraeva al suo dovere anzi trovava il tempo per continuare gli studi. Spesso finito il lavoro, andava dal prete del paese o da un suo ex insegnante.

I generi di prima necessità diventarono sempre più rari. Il governo, per fronteggiare la crisi, dispose l’ammasso del grano.

Tutti i contadini furono costretti a privarsi del raccolto ed a sopravvivere con le ” famigerate tessere”.

Nascondere il grano era reato, ma anche a nasconderlo non si poteva macinarlo perchè i mulini erano sorvegliati. In questo contesto la maggioranza della popolazione era al limite della sopravvivenza. Nelle campagne dell’entro terra, qualche contadino era riuscito ad occultare parte del raccolto e Salvatore Giuliano aveva fabbricato un piccolo mulino. Ma la farina non bastava mai, perchè Egli la dava ai bisognosi.

Nella famiglia Giuliano era il fratello maggiore che procurava il grano; ma, anche lui, venne richiamato in guerra. Toccò a Salvatore Giuliano poco più che ventenne, provvedere ai bisogni della famiglia. Inesperto del ” modus operandi” , il due settembre del 1943, incappò in una pattuglia composta da due guardie campestri e da due carabinieri. Furono inutili le preghiere e le spiegazioni. venne accusato di contrabbando per due sacchi di grano di circa 40 kg. ciascuno. Gli sequestrarono il mulo ed il grano. intendevano arrestarlo per condurlo al ” presidio americano” . Egli esibì i suoi documenti e chiese di essere denunciato ma non arrestato. Gli sembrò che i militari si fossero convinti, quando avvistarono quattro muli stracarichi. Erano contrabbandieri “veri”.

Il giovane Giuliano venne lasciato libero e da solo. provò ad allontanarsi, ma i militari se ne accorsero e gli spararono sei colpi. Con due lo colpirono al fianco. Al carabiniere Giuseppe Mancino, venne ordinato di finirlo, nel caso fosse ancora vivo, ma egli, che aveva sentito, lo precedette e lo ferì gravemente con la pistola che teneva nascosta nello stivale.

Il militare morì l’indomani a Palermo, mentre Salvatore Giuliano, dopo aver trascorso un mese tra la vita e la morte, guarì perfettamente e si rifugiò sulle colline intorno a montelepre.

Il 24 dicembre del 43, allo scopo di catturarlo, le autorità disposero di circondare il paese con 800 carabinieri. Non vi riuscirono e per rappresaglia arrestarono 125 persone: tra queste suo padre. Un graduato lo picchiò a sangue.

Salvatore Giuliano, dal suo nascondiglio, vide tutta la scena. La sua ira divenne incontenibile. Attaccò i convogli che attendevano in piazza. Un carabiniere morì ed un altro rimase seriamente ferito. Gli diedero la caccia senza esclusione di colpi, senza pietà, ma egli riuscì sempre a scappare.

Nel febbraio 1944 liberò 8 monteleprini prigioneri nel carcere di Monreale; con essi formò il primo nucleo di guerriglieri.

Il 15 maggio 1945 gli vennero offerti i gradi di colonnello ed il comando per la Sicilia occidentale dell’E.V.I.S. “Esercito Volontario Indipendenza della Sicilia” e le brigate partigiane siciliane.

Dalla fine del 1945 egli diede il via alla guerra della Sicilia contro l’Italia. Compì una serie di attacchi alle caserme ed ingaggiò numerose battaglie in veste ufficiale, con tanto di divisa, di gradi e di bandiera. Le più note sono quelle di monte d’Oro – Calcerame e Monte Cuccio.

L’azione dell’E.V.I.S. e la politica del M.I.S., a cui tutta Montelepre, tutti i paesi limitrofi e buona parte dei siciliani aveva aderito, piegarono la volontà del governo italiano e del Re d’Italia Umberto II, che il 15 maggio 1946, approvò “lo Statuto Siciliano” che rendeva l’isola quasi una nazione confederata all’Italia.

Il popolo siciliano salutò con entusiasmo questa conquista e la popolarità di Salvatore Giuliano toccò l’apice.

Venne considerato ” il simbolo della ribellione del sud” e, per la sua innata generosità, ” Il Robin Hood della Sicilia “.

Il due giugno 1946 si svolsero le elezioni per il referendum: monarchia-repubblica. Vinse la repubblica. Umberto II non era più Re d’Italia.

Il 22 giugno 1946 Palmito Togliatti, Ministro di Grazie e Giustizia, fece approvare un decreto di amnistia ed indulto che cancellava reati comuni, politici e militari.

Quasi tutti gli uomini che avevano combattuto per l’E.V.I.S, tornarono alle loro case. Ma il maresciallo Giuseppe Calandra, della stazione dei carabinieri di Montelepre, denunciò per reati comuni tutti coloro che erano a lui noti come appartenenti a Salvatore Giuliano. Naturalmente non gli riuscì di arrestarli perchè tornarono tutti in montagna.

Prima del voto del 20 aprile 1947, Salvatore Giuliano, che sosteneva Antonino Varvaro, candidato del MIS democratico repubblicano, stipulò accordi con l’esponente del PCI Girolamo Li Causi. Quest’ultimo avrebbe fatto votare per Varvaro tutti i comunisti indipendentisti, mente Giuliano avrebbe sostenuto le spese elettorali. Cosa che effettivamente fece.

Ma Li Causi non mantenne l’impegno; il candidato non venne eletto e ciò scatenò il risentimento di Salvatore Giuliano. Era sua ferma intenzione di sbugiardarlo davanti a tutti in occasione della festa del 1 maggio 1947. A Portella Delle Ginestre. Il piano di azione prevedeva una sparatoria in aria per catturare l’oratore e poi farlo giudicare dai convenuti. Purtroppo non potè prevedere che tra i suoi uomini vi fossero degli infiltrati della polizia e della mafia. L’ispettore Messana, avvertito dal suo confidente Salvatore Ferreri, avvertì Li Causi di non andare a Portella.

Allo scopo di far ricadere la colpa su Giuliano, vi fu un accordo tra i mafiosi della zona che, nascosti a pochi metri dalle persone, anzichè sparare in aria spararono sulla folla, uccidendo 11 persone e ferendone 27 e l’ispettore Messana che fornì le armi. Era evidentissimo che il delitto era anomalo. In nettissimo contrasto con gli ideali di un uomo che aveva lottato con il popolo e per il popolo. Quindi fu ” strage di stato”. Ma questo orrendo delitto, di cui egli non fu responsabile, gli venne addebitato nonostante le sue innumerevoli giustificazioni.

Per circa mezzo secolo la responsabilità venne attribuita a Giuliano ed ai suoi uomini. Recentemente, analizzando le perizie balistiche, i verbali del sopralluogo, le perizie necroscopiche, si è scoperto che i colpi che fecero le 11 vittime furono sparati dal basso, con armi beretta calibro 9, modello Thomson, armi in dotazione esclusiva dell’esercito Italiano, inoltre nei corpi vi erano scheggie di granate, che ne Giuliano, ne i suoi uomini avevano in dotazione.

Nell’anno 2003 sono stati desecretati alcuni documenti della CIA americana, da cui risulta che furono agenti segreti americani a tirare le bombe tra la folla a Portella Delle Ginestre. Scopo di questa strage era la reazione della DC che aveva avuto nelle elezioni del 1947 solo 24 seggi contro i 29 conquistati dalla sinistra.

Prima delle elezioni del 18 aprile 1948, salvatore Giuliano venne contattato da esponenti politici di tutti gli schieramenti. Per coerenza con i suoi ideali, avrebbe voluto appoggiare i partiti di sinistra. poichè questi ultimi, dopo Portella Delle Ginestre, gridavano al crocefigge contro di lui, decise di appoggiare gli esponenti della DC. Gli promisero un’amnistia di cui avrebbero beneficiato i suoi uomini.

Ci fu una massiccia collaborazione e nel 1948 la DC conquistò la maggioranza assoluta. Ma i politici, avute le poltrone a cui aspiravano, invece di mantenere gli impegni presi, gli proposero di arrendersi o di espatriare.

Nella seconda metà del 1948, i nuovi governanti fecero invadere Montelepre dai carri armati efecero deportare tutti gli uomini validi dai 15 anni in su ( circa tre mila). Tra loro tutti i familiari e tutti i parenti di Salvatore Giuliano.

le sue reazione a questo punto sono intuibili:

-scriveva ai giornali,

-scriveva i magistrai,

-scriveva ai politici,

evidenziando i maltrattamenti e i sorprusi che venivano commessi.

Attaccò colonne di autocarri di militari, attaccò le caserme, ingaggiò vere e proprie battaglie.

Gli scontri a fuoco, alcuni violentissimi, provocarono decine e decine di morti e feriti, tra le migliaia di uomini che il governo gli mandò contro. Solo allora si resero conto che per sconfiggerlo bisognava eliminare le persone che aveva vicino. Per ottenere ciò lo Stato Italiano scese a patti con la mafia.

In cambio dell’impunità, in poco tempo, alcuni degli uomini più fidati di Salvatore Giuliano, vennero catturati o uccisi. Per eliminarlo fisicamente ricorsero al tradimento di Gaspare Pisciotta e NUnzio Badalamenti ( ufficialmente arrestato ), che lo eliminò nel sonno, in una casa colonica chiamata ” Villa Carolina “, ubicata tra Pioppo e Monreale.

La mattina del 5 luglio 1950 il suo corpo venne trasportato a Castelvetrano, Dove venne simulato un conflitto a fuoco coi carabinieri che si attribuirono il merito di averlo ucciso. Esistono almeno 5 differenti versioni sulla morte di Salvatore Giuliano, inoltre la commissione antimafia nel 1974 ha secretato tutti gli atti relativi alla sua morte fino all’anno 2016.

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